Movimento antibellico

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Movimento contro le guerre e contro una guerra concreta effettiva o ipotetica. Nell'antichità le religioni universali e i sistemi etici cominciano a condannare le guerre come istituzione contraria alla volontà divina e nociva per la società; istituzione che corrompe la persona umana e dissolve la società. Nel medioevo, diversi movimenti popolari religiosi avevano un contenuto antibellico ed esprimevano la protesta popolare, soprattutto dei contadini contro le devastazioni tipiche delle guerre tra feudatari. Il movimento antibellico moderno nasce nel XIX secolo e si allarga alla vigilia della prima guerra mondiale. Mentre si tenevano conferenze e congressi nazionali e internazionali, sorgevano organizzazioni antibelliche che cercavano di impedire l'esplodere di una guerra mondiale e condannavano le cosiddette guerre coloniali di rapina. Questi movimenti costrinsero la diplomazia internazionale a elaborare una serie di norme e ad approvare documenti su determinati procedimenti che limitavano le dimensioni dei conflitti internazionali e le conseguenze delle azioni militari per la popolazione civile, regolarizzavano la prestazione di aiuti medici ai feriti, stabilivano regole sui prigionieri di guerra ecc. Tuttavia, il movimento antibellico non è stato in grado di impedire le due guerre mondiali. Dopo la seconda guerra mondiale, il movimento antibellico si è allargato e si è posto la necessità del disarmo, a cominciare dalla proibizione e dall'eliminazione delle armi atomiche, biologiche, chimiche ecc. e anche degli armamenti comuni; lo scioglimento dei blocchi militari; la chiusura delle basi militari all'estero e l'evacuazione delle truppe. Questo movimento ha raggiunto i propri obiettivi, seppure soltanto parzialmente. La fine della “guerra fredda” ha provocato la crisi del movimento antibellico.